Una richiesta semplice, e una falda a due metri
Il proprietario voleva una taverna con le volte in mattone nello scantinato della sua nuova villa. Aveva visto quella che avevamo costruito anni prima a un suo compaesano, la nostra prima volta, e voleva un ambiente con la stessa atmosfera.
Il locale era interrato, lungo 9,50 metri e largo 4,20. La casa era nuova, ma c'era una condizione che avrebbe influenzato tutto il progetto: la falda d'acqua era a circa due metri di profondità. Lo scantinato era quindi completamente impermeabilizzato, a tenuta d'acqua, e non potevamo forare liberamente muri e strutture per fissare le volte.
È uno di quei vincoli che bisogna conoscere prima di cominciare a disegnare: se lo scopri in cantiere, diventa un problema.
Prima l'ambiente, poi le volte
Siamo partiti dalle piante e dalle sezioni del locale. Prima abbiamo disegnato il vano della scala con tutti i suoi ingombri reali; solo dopo abbiamo cominciato a costruire geometricamente le volte. Da quel disegno sono nate due volte a crociera.
Tra la scala e la taverna, una porta normale, anche se tutta vetrata, avrebbe soffocato l'ambiente e diviso troppo i due spazi. Al suo posto abbiamo disegnato un grande arco aperto, che parte direttamente dal pavimento. Anche il sottoscala è rimasto aperto, segnato soltanto da un contorno in mattoni.
"Quando disegno una volta o una scala penso già a chi dovrà costruirla."
Sul fondo, una chiusura a padiglione
Arrivati alla parte terminale della taverna, la soluzione normale non ci convinceva. Una terza crociera avrebbe chiuso il locale dal punto di vista geometrico, ma non era la soluzione giusta per quello spazio.
Sul fondo abbiamo disegnato una chiusura a padiglione. Sopra il lavandino abbiamo ricavato un'unghia nella volta e, sotto, ai due lati, due nicchie. Non sono elementi aggiunti dopo per decorare: la volta, il lavandino e le nicchie sono nati insieme, nello stesso disegno.
Mattoni vecchi, fughe rosate con la polvere di mattone
Per le volte abbiamo scelto mattoni vecchi con tonalità tendenti al giallo. Le fughe sono a raso, con una malta bianca leggermente rosata. Per darle quel colore non abbiamo usato un pigmento: abbiamo usato la polvere di mattone che si deposita quando tagliamo i mattoni nel nostro laboratorio. Il colore viene dallo stesso materiale che stavamo posando.
Le pareti alternano sasso tondo spaccato e mattone, per un ambiente coerente senza che tutto diventi uniforme.
I muri curvi che dovevano incontrare le volte
Anche le pareti in sasso e mattone sono state prefabbricate. La parte più delicata era la costruzione delle sponde curve dei muri: la curva superiore di ogni muro doveva incontrare esattamente quella della volta, e fra un pannello e l'altro doveva restare una fuga di circa un centimetro, da completare dopo il montaggio.
Se le geometrie non fossero tornate, ce ne saremmo accorti solo in cantiere. Per questo tutto doveva essere pensato prima.
Il montaggio: tutte le misure tornarono
Il montaggio è cominciato da un pannello in cemento in cui avevamo già predisposto le impronte delle due nicchie: ci serviva come riferimento per posizionare con precisione i pilastrini in mattone. Poi abbiamo montato i muri in sasso e, dopo, le due volte, ciascuna divisa in quattro pannelli, puntellate durante questa fase.
Tutte le misure tornarono: le fughe tra i pannelli rimasero quelle previste e il montaggio andò avanti molto rapidamente. Per ultimi abbiamo montato il grande arco verso la scala, diviso in due elementi, e i pannelli della scala.
Volte autoportanti, senza forare l'impermeabilizzazione
Anche il collegamento strutturale era stato previsto in anticipo. Le volte erano autoportanti e dovevano essere collegate ai muri perimetrali in corrispondenza dei pilastri. L'impresa aveva lasciato apposite nicchie nei muri, sopra i pilastri; noi, negli stessi punti, avevamo lasciato i ferri di ripresa nell'estradosso delle volte.
Una volta messi in posizione tutti gli elementi, il getto di collegamento è stato fatto attraverso quelle nicchie, senza fori casuali nell'impermeabilizzazione dello scantinato.
"Quando progetto cerco sempre di mettermi nei panni di chi dovrà costruire."
«Una cantina così bella esigeva qualcosa di particolare»
A lavoro finito il proprietario era molto soddisfatto. Ci disse che una cantina così bella meritava qualcosa di particolare anche nell'arredamento, e si fece realizzare apposta un grande tavolo in ferro lavorato a mano da un artista friulano, con il piano in vetro.
All'inizio ci aveva chiesto una taverna con le volte in mattone, simile a quella del suo compaesano. Alla fine sentiva che quell'ambiente meritava un pezzo fatto apposta per completarlo.
Cosa faremmo diversamente oggi: la luce
Se rifacessimo Flumignano oggi, il disegno lo lasceremmo quasi uguale: la chiusura a padiglione, l'unghia, le due nicchie e soprattutto il grande arco verso la scala. La cosa che cambieremmo davvero è la luce.
Oggi sopra i capitelli lasciamo circa quattro centimetri: in asse facciamo una fresata da 2 × 2 centimetri con una fresa fatta apposta, e lì inseriamo la canalina del LED. Il LED non si vede e la luce sale sulla volta, mettendo in risalto il mattone e la geometria. È la stessa soluzione dei capitelli del tunnel di Tommasi.
"Non voglio vedere il corpo illuminante. Voglio vedere quello che la luce riesce a tirare fuori dal mattone."
La forma e il modo di costruirla nascono insieme
Riguardando oggi questo lavoro, del 2011, ci accorgiamo che c'erano già molte delle cose che continuiamo a fare: partire dallo spazio, trovare la forma, pensare subito a come costruirla e cercare di facilitare il lavoro di chi viene dopo. Non ci siamo limitati a costruire quello che ci era stato chiesto: abbiamo guardato l'ambiente e cercato il modo di risolverlo meglio.
"Quello che so fare oggi è la somma di tutto quello che ho fatto prima."
Altri ambienti sotto le volte in mattoni: la cantina privata dello Chef Ruben, le sei crociere della Vineria del Carmine, come si progetta una cantina interrata con volte in mattoni e dieci idee per cucine e taverne con mattoni a vista.