Da cantina abbandonata a barricaia della Tenuta Abazia
Il fabbricato rurale che ospita la Country House Abazia porta questo nome per una ragione precisa: per tutto il Novecento è stato un'unica proprietà con la vicina Abbazia di Sant'Eustachio, appartenuta prima ai Collalto e poi ai Frate. Sul lato nord, all'inizio degli anni Settanta, era stato costruito un seminterrato rustico di circa 400 m², usato come cantina di vinificazione e poi abbandonato.
Quando la tenuta è passata a Giusti Wine, la cantina fondata dall'imprenditore italo-canadese Ermenegildo Giusti, quel seminterrato è stato recuperato per diventare la barricaia della tenuta: il luogo in cui invecchia l'Umberto I, il taglio bordolese ottenuto dalle uve rosse della tenuta.
Ermenegildo Giusti voleva una barricaia con le volte in mattoni. Il punto di partenza era una sala larga 12,90 metri e lunga 23,60, con il solaio sorretto da travi in acciaio IPE alte 80 centimetri: un ambiente solido e funzionale, ma lontanissimo dall'atmosfera di una cantina antica.
Il progetto: una barricaia come quelle di una volta
Il progetto architettonico è dell'architetto Armando Guizzo. L'idea era ricreare l'atmosfera delle barricaie antiche: ambienti bassi e con poca luce, dove il vino riposa per anni nelle botti di legno. Da qui la scelta di una grande volta a botte in mattoni pieni, con una serie di nicchie su entrambi i lati lunghi, ciascuna coperta da una piccola volta che si innesta nella botte principale.
Il vincolo era chiaro fin dall'inizio: si poteva intervenire solo dall'interno del volume esistente, senza aggiungere carichi al solaio di copertura. Le volte dovevano quindi scaricare il loro peso sulle strutture verticali, non sul solaio. Per questo il progetto ha previsto il rinforzo dei pilastri e delle fondazioni in cemento armato, anche in chiave di adeguamento sismico.
Completano l'intervento i nuovi impianti di raffrescamento e deumidificazione, indispensabili in una barricaia, e un'illuminazione tenue e soffusa, pensata per un luogo in cui il vino riposa e matura.
La strada tradizionale: demolire il solaio e costruire le volte in opera
Per avere le volte c'era una strada classica: demolire il solaio e costruirle in opera, mattone su mattone, come si faceva un tempo. Sulla carta era la soluzione più ovvia. In pratica aveva due problemi.
Il primo erano le autorizzazioni. Per demolire il solaio serviva una licenza edilizia, e la tenuta si trova in un contesto con vincoli paesaggistici, storici e ambientali molto stringenti. Secondo le valutazioni di allora, solo per ottenerla sarebbero serviti almeno due anni.
Il secondo era il cantiere. Costruire in opera circa 400 m² di volte significava realizzare altrettante centine, le sagome provvisorie su cui si posano i mattoni, con un enorme volume di polistirolo. Solo per le volte si stimavano sei mesi di lavoro e costi molto elevati. Sempre ammesso di trovare un'impresa ancora capace di farlo.
La nostra soluzione: volte costruite in laboratorio e montate dal basso
Durante il sopralluogo Germano Corubolo, fondatore di Pietrantiche, ha proposto al proprietario e al progettista un'altra strada: lasciare il solaio al suo posto. Le volte si costruiscono a mano nel nostro laboratorio, mattone per mattone, divise in pannelli. Poi si portano in cantina e si montano dal basso, sotto la struttura esistente. Nessuna demolizione, nessuna centina da costruire in cantiere, e un montaggio che si misura in giorni invece che in mesi.
Per la barricaia abbiamo sviluppato tre progetti: il primo con una fila centrale di pilastri e dieci volte a crociera, il secondo con due file di pilastri e quindici crociere, il terzo senza pilastri al centro della sala, con un'unica volta a botte con unghie laterali. La scelta è caduta sul terzo. Le crociere su pilastri avrebbero diviso la sala in campate; la volta a botte lascia invece libero tutto lo spazio centrale, per le botti e per chi le attraversa.
Le unghie: il ritmo della volta a botte
La volta copre una luce di 9,72 metri e scarica il suo peso sui pilastri lungo le pareti. Tra un pilastro e l'altro si aprono le unghie: piccole volte che si innestano di traverso nella botte principale, ne scandiscono il ritmo e disegnano le nicchie laterali. Sono loro a dare alla barricaia il suo carattere.
18.480 mattoni antichi, mescolati prima della posa
La partita di mattoni vecchi l'abbiamo scelta insieme al cliente: 44 bancali da 420 pezzi, per un totale di 18.480 mattoni.
Nel mattone antico non ci sono due pezzi uguali, e anche da un bancale all'altro colore e tonalità cambiano. Posati così come arrivavano, i mattoni di un bancale più chiaro avrebbero lasciato una zona chiara in un punto della volta, quelli di un bancale più scuro una zona scura altrove.
Per questo, prima di cominciare, li abbiamo rimbancalati tutti. Abbiamo disposto i 44 bancali in due file da 22, lasciando una corsia libera nel mezzo. Con il muletto e un bancale vuoto percorrevamo la corsia prendendo dieci mattoni da ogni bancale laterale, fino a riempire il nuovo bancale. Poi si ricominciava, bancale dopo bancale.
Così tutte le variazioni del mattone vecchio sono rimaste, ma distribuite in modo uniforme su volte, archi e muri.
"Anche questa è una lavorazione che alla fine non si vede. Si vede però il risultato, quando guardi insieme le volte, gli archi e i muri rivestiti con gli stessi mattoni."
Il montaggio: pannelli fino a sei metri, entrati dal portone
Il montaggio doveva avvenire interamente dall'interno. I pannelli arrivavano a sei metri di lunghezza per due metri e mezzo di larghezza: li portavamo dentro dal portone della cantina, con il muletto e il nostro carrello a tre pistoni.
Con i pistoni sollevavamo ogni pannello e lo regolavamo fino alla sua posizione sotto il solaio. Il carrello era predisposto per tenere i pannelli anche sopra il muletto, così da poterli muovere negli spazi disponibili. Le volte sono state montate in sette giorni.
"Era uno di quei lavori in cui devi sapere come monterai ogni pezzo già mentre lo stai preparando in laboratorio."
Dal contratto all'inaugurazione in cinque mesi
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30 maggio 2014
Firma del contratto.
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Estate 2014
Selezione e rimbancalatura dei mattoni, costruzione dei pannelli in laboratorio.
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Entro agosto
Volte consegnate e montate in barricaia.
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1 novembre
Le barrique entrano in barricaia.
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2 novembre
Inaugurazione.
Il risultato: una barricaia senza pilastri al centro
Oggi la barricaia di Giusti Wine è un'unica sala coperta da una volta a botte in mattoni antichi, che corre per tutta la lunghezza dell'ambiente ed è ritmata dalle nicchie laterali. In fondo, un arco in mattoni chiuso da una vetrata la separa dalla sala degustazione, coperta anch'essa da una volta a botte con unghie e con i muri perimetrali rivestiti con gli stessi mattoni.
Guardandola, nulla fa pensare che sopra la volta ci sia ancora il solaio in acciaio del vecchio seminterrato.
"La volta unica e le nicchiette laterali ci danno un risultato unico all'ambiente, sia a livello visivo che funzionale."
"Questo, per me, è il risultato importante di Nervesa. Siamo partiti da una cantina già costruita, con il suo solaio e le sue difficoltà, e abbiamo trovato il modo di realizzare l'ambiente che il proprietario desiderava."
Altre cantine con volte in mattoni: la barricaia con volta a cupola di Ronc dai Luchis, le volte a crociera della Vineria del Carmine, il tunnel con volte a crociera di Tommasi e dieci idee per trasformare una cantina con un soffitto a volta.